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Lungo il fiume Marta, a circa 1 km dall’incile, sorge un’antica costruzione di epoca medievale posta a cavallo del fiume stesso. È la Cannara, un complesso unico nel suo genere, realizzato per catturare vivo il pesce in transito tra lago e mare, i particolare le anguille, mediante grate, originariamente di canna (poi di ferro), da cui il nome.
L’importanza storica ed economica del luogo è documentata ininterrottamente sin dall’alto Medioevo. La Cannara viene descritta nei Commentarii di Papa Pio II il quale, dopo averla visitata nel 1462 scriveva: “c’è qui una buona pesca di anguille, che giudicano tra le più grandi e le migliori”. Oggi il luogo, che ospita un bed and breakfast, costituisce una particolare attrazione turistica dato che i proprietari hanno restaurato l’antico edificio rispettandone le caratteristiche e vi hanno creato tutt’intorno a un suggestivo giardino botanico. La Cannara è dunque legata alla pesca delle anguille.
L’anguilla del lago di Bolsena, è già nota ai Romani per la sua bontà, anche se raggiunge il massimo della notorietà nel Medioevo, tanto da essere citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia (canto XXIV del Purgatorio) “.. e quella faccia di là da lui più che l’altre trapunta ebbe la santa Chiesa in le sue braccia: dal Torso fu e purga per digiuno l’anguille di Bolsena e la vernaccia”. Questi versi si riferiscono ad un voracissimo papa, ghiotto di anguille: Martino IV, al secolo Simon de Brion, nato nel 1220, passato alla storia più per l’appetito che per l’impegno pastorale, e molti commentatori dell’epoca sembrano concordare con Dante sulla sua personalità. L’anguilla è menzionata anche nelle lettere del Petrarca, in particolare nella lettera a Urbano V, del 1366.